Sant’Agostino

Sant'Agostino

 
Oggi la Chiesa fa memoria di sant’Agostino, vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant’Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell’odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede.
 
“Nacque nella provincia d'Africa, nella città di Tagaste, da genitori dell'ordine dei curiali, di onesta condizione e cristiani. Fu da loro allevato ed educato con ogni cura e anche con notevole spesa, e fu inizialmente istruito nelle lettere profane, cioè in tutte quelle discipline, che chiamano liberali”. Con queste parole Possidio, vescovo di Calama, il primo biografo di Agostino, introduce il racconto della vita del suo illustre amico. In una piccola città dell’attuale Algeria, l’odierna Souk Ahras, Aurelio Agostino vide la luce nel 354. Dei suoi genitori, Monica, la madre, era cristiana, come Possidio stesso scrive; il padre, Patrizio, era invece pagano e solo alla fine della vita aderì alla fede cattolica. Assecondando le ambizioni dei genitori, incoraggiati dal brillante ingegno che il loro figlio manifesta sin dalla più tenera età, Agostino intraprende gli studi superiori, laureandosi infine rètore (professore "in lettere") a Cartagine. Qui, in una città per metà ancora pagana, Agostino scopre gli amori facili e gli ozi giovanili riempiti di avventure conturbanti. Abbandona del tutto gli insegnamenti cristiani che la madre gli aveva istillato da bambino, aderendo ad una setta pseudo-religiosa in voga, quella dei manichei. Sempre a Cartagine intreccia una relazione con una donna, con la quale convive per circa dodici anni: le resterà sempre fedele e ne avrà un figlio, Adeodato. Nel 383, a 29 anni, mentre consolida la sua carriera di rètore trasferendosi prima a Roma e poi a Milano, dove ha ottenuto una prestigiosa carica presso la corte imperiale, inizia un lento e straziante processo di riflessione su se stesso. Agostino non può più evitare di interrogarsi sul senso della sua vita e di chiedersi se tutto sia affidato al caso o non vi sia piuttosto un progetto più grande in cui ognuno ha una sua parte. La presenza di Monica, che lo ha raggiunto dall’Africa, e l’assiduo ascolto della predicazione di Ambrogio, vescovo di Milano, gli aprono uno squarcio di luce. Agostino riscopre la fede cristiana, quella fede alla quale era stato formato da bambino e che aveva finito per disprezzare come una favola per sprovveduti. Proprio in questo contesto manifesta il "santo proposito" di dedicarsi completamente a Dio, rinunciando alla carriera e al matrimonio. Nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 387 Agostino è battezzato da Ambrogio, insieme al figlio Adeodato, al fratello Navigio, all'amico Alipio e ad altri discepoli. Ritornato in Africa nel 388, conduce per tre anni vita ritirata nella sua casa di Tagaste, insieme ai suoi amici, gettando le basi di quello che sarà poi il suo specifico stile di vita religiosa. Divenuto sacerdote nel 391 e vescovo nel 395, si dedica per tutta la vita all’attività pastorale: catechesi al popolo, studio della Sacra Scrittura e ricerca teologica. A questo intenso impegno, testimoniato da una vasta messe di scritti, si aggiungono l’amministrazione della giustizia, che la legislazione costantiniana demandava per alcune materie anche ai vescovi. Muore nella sua Tagaste circondata dai Vandali il 28 agosto del 430, dopo 40 anni di intensissimo e fecondo servizio episcopale. Le sue intuizioni filosofiche, letterarie e teologiche ne fanno un genio del cristianesimo e dell'umanità intera. Le sue aspirazioni e la sua esperienza spirituale, trasmesse soprattutto con la sua "Regola", hanno segnato e continuano a segnare il cammino ad una schiera innumerevole di uomini e donne, affascinati dalla sua figura e trascinati dal suo esempio.
 
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Tratto dal sito S. Pietro in Ciel d'oro