Unzione degli infermi

E’ l’ultimo dei sacramenti, in ordine alla vita che si svolge dalla nascita al suo termine temporale, ma anche per guarire i malati, e non solo per quelli in pericolo di vita, ma per coloro che soffrono per diverse malattie più o meno gravi, o per persone di età avanzata, come gli anziani.

Fa parte dei sette sacramenti che ci seguono dalla nascita alla morte, dal battesimo quando veniamo al mondo, fino a quando ce ne andremo da questo mondo. Il sacramento è il segno che Dio, per mezzo dello Spirito Santo, significa la propria potenza e il proprio amore innanzitutto attraverso la trascendenza della sua azione salvifica.

Nella liturgia l’unzione degli infermi, attraverso la Chiesa e Gesù che agisce per mezzo di essa, si prende cura degli ammalati attraverso l’olio benedetto dal vescovo di Roma (il Papa), o da tutti gli altri vescovi sparsi nel mondo. L’olio veniva considerato come un elemento che penetra nel corpo profondamente, gli conferisce forza, salute, gioia e bellezza, usate come riti di guarigione o di consacrazione. I discepoli, quando furono mandati da Cristo a predicare il regno di Dio, ricevettero il potere di scacciare gli spiriti impuri e di guarire ogni infermità (Matteo 10,1; Luca 9,1s); partiti in missione, essi facevano unzioni con olio a molti infermi e li guarivano miracolosamente (Marco 6,13).

Queste unzioni, praticate per mandato di Gesù, sono all’origine del rito dell’unzione dei malati nella Chiesa.

La nostra comunità parrocchiale, su mandato del Signore e dei vescovi, per mezzo del parroco e dei sacerdoti, fa l’unzione ai malati o alle persone anziane, nel periodo quaresimale, perché realizzi la salvezza del malato, lo fa partecipare alla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, sia mediante la guarigione, sia mediante un aumento di forze per affrontare la morte.